Nutrizione artificiale: indicazioni, tipologie e accortezze

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Nutrizione artificiale: indicazioni, tipologie e accortezze

La nutrizione artificiale è una procedura terapeutica medica mediante la quale è possibile soddisfare i fabbisogni alimentari di quei pazienti che per via naturale non riescono ad alimentarsi per motivi diversi o in situazioni di malnutrizione già instaurata. 

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Indice



Pazienti a rischio

-Anziani: hanno edentulia, soffrono spesso di depressione e/o deprivazione sociale, infatti all’atto del ricovero un soggetto anziano se non è già malnutrito è comunque a forte rischio.
-Pazienti oncologici: in questi soggetti la patologia ha potuto instaurare un quadro cachettico, ovvero parliamo di un’anoressia legata a citochine infiammatorie che determinano proteolisi muscolare, ovvero perdita mi massa magra.
-Pazienti sottoposti a trattamento radioterapico o chirurgici
-Soggetti con anoressia nervosa
-Pazienti con malassorbimento intestinale dovuto a patologie gastroenteriche, gastriti o mucosità
-Pazienti internistici: questi una volta ricoverati in attesa di effettuare le indagini strumentali vengono lasciati a digiuno.

Malnutrizione e sindrome cachettica

In queste condizioni tutti i metabolismi vengono alterati:

Aumenta il catabolismo, con la perdita della massa muscolare; aumenta la lipolisi quindi verranno persi i depositi di tessuto adiposo, aumenta l’ossidazione dei grassi e le proteine dei muscoli, gli amminoacidi vengono utilizzati per produrre energia e ciò aumenta il dispendio energetico.

Dalle ultime ricerche si può affermare che la fase di cachessia può essere considerata un fenomeno iniziale e che quindi precede la alla malnutrizione vera e propria.

In base alla percentuale di peso corporeo perso non in maniera volontaria si può individuare il grado di malnutrizione del paziente.

Quando il paziente ha perso dal 5% al 9% del peso corporeo usuale si è in malnutrizione lieve, da dalla 10% al 20% in malnutrizione moderata, superiore al 20% in malnutrizione grave.


Step della nutrizione artificiale

Primo passo

Inizialmente si prova ad associare alla dieta dei supplementi orali, questi vanno ad integrare calorie nutrienti E possono essere in forma liquida, In crema incombere da diluire in acqua. Esistono diverse formule in base alla composizione molecolare, alcune sono specifiche per patologie, mentre altre ancora contengono un solo nutriente.

A questo punto dobbiamo fare attenzione un altro aspetto, Il sistema immunitario. Ultimamente sta prendendo sempre più piede il concetto di immunonutrizione, questo perché più lo stato nutrizionale del paziente peggiora più rischio di infezioni punto. Di conseguenza si va a navigare dei supplementi o delle miscele arricchite di nutrienti specifici, come l’arginina ho i grassi omega tre, dotati di una azione immune modulante antinfiammatorio

Secondo passo

A questo punto se il primo step non è stato sufficiente bisogna scegliere il tipo di nutrizione artificiale di conseguenza la via di accesso dei nutrienti.Ci troviamo allora di fronte due strade, la nutrizione parenterale e la nutrizione entrale, che sono trattate nel prossimo paragrafo.


Terzo passo

Ora bisogna scegliere i prodotti per la nutrizione artificiale, quindi miscele adatte alla tipologia utilizzata e in ottica immunonutrizionale.

Quarto passo

Calcoliamo ora il fabbisogno energetico e dei nutrienti. L’ideale in questo caso sarebbe la calorimetria indiretta, un sistema che calcola i fabbisogni in base al consumo di ossigeno e la produzione di anidride carbonica durante la respirazione.

Tipologie di nutrizione artificiale e rischi associati

Andiamo in questo paragrafo ad analizzare le due metodiche utilizzate in nutrizione artificiale.

Nutrizione parenterale
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Questa si avvale del posizionamento di un catetere venoso, quest’ultimo è una sonda di materiale biocompatibile che si introduce in una vena che porta al cuore e e posizionata a livello dell’atrio destro, precisamente a livello della giunzione cavo-atriale, e può essere centrale o periferico in base alla vena di accesso utilizzata.

Quando vado a utilizzare questa modalità devo fare attenzione alle concentrazioni e all’osmolarità delle miscele altrimenti rischio di creare un trombo.Miscele con osmolarità maggiori a 950 mOsm possono essere utilizzate solo con catetere venoso centrale.

Rischi
  • Complicanze tecniche legate al catetere: la punta può trombizzare o spostarsi e perforare le strutture circostanti
  • Compl. generali: complicanze per lo più infettive
  • Complicanze metaboliche: essendo miscele liquidi si rischia di alterare il loro bilancio e andare incontro a scompenso cardiaco
  • Sindrome PNALD: con la nutrizione parenterale noi andiamo a escludere totalmente l’apparato digerente e questo genera un’epatopatia dovuta al blocco del riciclo degli acidi biliari.
Nutrizione Enterale
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Anche in questo caso si utilizzano diverse sonde, che possono essere:

  • naso-gastriche
  • esofago-gastriche (poco utilizzate)
  • gastrostomia (PEG)
  • digiunostomia

La scelta varia in base al livello in cui vado a inserire la sonda. Sebbene in questo caso la sonda arrivi in tratti del sistema digerente è erronea la convizione per cui, ad esempio in una PEG, si possano introdurre alimenti comuni, anche in questo caso si utilizzano diversi tipi di miscele.

Rischi
  • Complicanze legate al sondino: ad esempio irritazione cutanea
  • Complicanze metaboliche: come nella precedente metodica si parla di sovraccarico idrico.

Sindrome da rialimentazione

Nel momento in cui si passa da una nutrizione artificiale a una naturale bisogna avere alcune accortezze.
Quando si rialimenta un paziente si possono generare dei disordini elettrolitici, paradossalmente deficit vitaminici o ancora complicanze cardiovascolari o neurologiche.

Proprio per questo motivo bisognerà raggiungere gradualmente i fabbisogni partendo dal 50%. Bisogna inoltre in questo periodo monitorare gli elettroliti e fornire minerali e vitamine.

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Stel995

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