Piante carnivore: alcune curiosità

piante carnivore

Piante carnivore: alcune curiosità

“Piante carnivore” già il nome sembra un ossimoro eppure “esistono”.Si tratta in prevalenza di piante insettivore che intrappolano prede di dimensioni variabili, dalla microscopica Daphnia fino a insetti di dimensioni di mosche e vespe; esistono però delle specie più grandi che arrivano a catturare animali più grandi come rane o piccoli mammiferi.

piante carnivore

Indice

  1. Storia
  2. Trappole
  3. Dove crescono
  4. Il commercio
  5. Le minacce per le piante carnivore
  6. Dionaea Muscipula


Storia

Le specie carnivore si scontrano come la nostra concezione dell’interazione tra piante e animali: in genere infatti sono i secondi che si nutrono delle prime piuttosto che il contrario. Le prime descrizioni di piante carnivore tropicali furono arricchite da spaventosi racconti , si parlava perfino di piante in grado di divorare un coccodrillo. Charles Darwin pubblicò nel 1875 il libro “Le piante insettivore” rappresentando il primo importante studio di queste specie. In questo libro non si limitava a descrivere le loro abitudini allo stato selvatico, ma catalogava con grande precisione una vasta serie di esperimenti condotti con sostanze e stimoli differenti. Egli iniziò i suoi studi sperimentali con esemplari provenienti dalla Gran Bretagna, ma considerava la dionea, di cui parleremo più avanti, “una delle più stupefacenti” piante al mondo.

Trappole

Le trappole delle piante carnivore hanno subito numerose evoluzioni. Alcune piante usano particolari enzimi per digerire gli animali catturati e assorbirne le sostanze nutrienti mentre altre, definite pseudocarnivore, hanno bisogno dell’aiuto di organismi che decompongono la preda al posto loro. Altre ancora, sono in grado di digerire il cibo solo in parte e sono assistite dai batteri che popolano il loro ascidi. Per ascidi si intende l’apparato mediante il quale alcune piante carnivore catturano e digeriscono piccoli animali.

Tra le varie trappole ricordiamo quella a tagliola, quella a utriculo e quelle a colla attiva e passiva.

Piante carnivore

Dove crescono

Le piante carnivore si sono evolute per sopravvivere in ambienti particolarmente poveri di nutrienti; un’esempio è costituito dalle torbiere delle regioni boreali. Le piante carnivore vivono in ambienti molto diversi, dalle lande gelide della Siberia fino alle foreste torride del Borneo. Molte specie tipiche delle zone temperate sopravvivono ai rigori invernali producendo gemme dormienti, mentre alcune superano la stagione secca grazie ai loro tuberi. La maggior parte delle piante carnivore è terricola, le epifite sono rare e finora non è mai stata descritta una pianta carnivora legnosa.

Il commercio 

Risale al XVIII secolo il primo riferimento a queste particolari piante provenienti da terre esotiche lontane. Nell’ottocento in seguito all’introduzione di nuove tecnologie la popolarità delle piante carnivore crebbe notevolmente. Con il tempo infatti il mercato fu invaso da nuovi ibridi e le piante venivano ormai propagate a migliaia. Nella prima metà del XX secolo le crisi economiche e le guerre rallentarono la domanda. Ad oggi le piante carnivore sono di nuovo in auge, come testimonia la presenza di numerose associazioni internazionali e locali interamente dedicate a queste specie.


Le minacce per le piante carnivore

Le specie carnivore devono affrontare minacce molto simili a quelle delle altre piante: dai danni provocati dalla perdita dei loro habitat preferiti, all’inquinamento, agli scarichi agricoli e all’erosione del suolo a cui vanno ad raggiungersi i cambiamenti nella gestione del territorio. Le popolazioni che sopravvivono sono in difficoltà a causa invece della raccolta di esemplari selvatici. Il pericolo principale è però costituito dalla perdita degli habitat: gli ambienti dove vivono le piante carnivore non sono di alcuna utilità per l’uomo e sono pertanto spesso modificati.

Dionaea muscipula

piante carnivore

La Venus acchiappamosche, forse la più famosa tra le piante carnivore, è endemica di alcune pianure costiere degli Stati Uniti sebbene sia uscita dal suo territorio naturale raggiungendo altre zone. È estremamente variabile per colore, dimensione delle trappole e forma dei denti. Le prede sono attirate dal nettare nonché dal colore e dalle striature violette delle foglie che vanno a formare la tagliola. Purtroppo, la fama che circonda questa specie ne ha in parte provocato il declino: a causa dell’enorme numero di esemplari selvatici raccolti in passato per il mercato internazionale adesso è presente nella lista rossa, catalogata come vulnerabile. Oltre che dalla raccolta eccessiva è minacciata dalla distruzione dei suoi habitat provocata dall’espansione delle attività agricole e dell’edilizia, da alcune pratiche forestali aggressive e dalla soppressione dei cicli degli incendi naturali che mantengono aperto il paesaggio della savana.

Resta aggiornato sui nostri articoli scientifici visitando la pagina Science Pills.


Stel995

Lascia una risposta