Recensione Ad Astra

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Recensione Ad Astra

“La miglior rappresentazione dello spazio mai vista in un film” così ha dichiarato il regista James Gray durante un’intervista. Questa frase racchiude tutto ciò che non devi aspettarti da questo film. Ad Astra è un film sullo spazio, su un viaggio nello spazio ma non fatto per la rappresentazione dello spazio. Somiglia molto di più ad un film riflessivo, introspettivo, basato molto di più sul tema della fragilità umana, piuttosto che su una missione di recupero ai limiti della scienza. È vero, James Gray ci mette del suo, ha tanta voglia di far vedere qualcosa nello spazio, tanta gravità zero, tanta immaginazione, ma pochi effetti speciali e alcuni errori scientifici non banali. C’ho provato, ma la recensione di ad Astra, sarà un pò di parte diciamo.


Incipit di Ad Astra

Il film inizia col botto, ma veramente, perché sin dal principio si vede quale è il problema. Impulsi elettromagnetici che arrivano proprio lì, dove lavora Roy (Brad Pitt), che cade e atterra fortunosamente sulla Terra. Si, cade perché non ci troviamo nello spazio, ma su un enorme antenna che va oltre la troposfera e mentre c’era da sistemare con la chiave inglese, quell’impulso che è arrivato inizia a far saltare in aria i vari pezzi dell’antenna. Lui si lascia cadere e miracolosamente si salva. Voi direte ma a cosa potrebbe mai servire quell’assurda costruzione? Ebbene sì, a cercare di captare segnali provenienti da pianeti con altre forme di vita intelligente. Stessa motivazione che spinge Clifford McBride (Tommy Lee Jones) ad andare oltre lo spazio conosciuto. Indovinate un po’ da dove provengono gli impulsi? Esatto, proprio da lì, nei pressi di Nettuno, dove la nave spaziale è rimasta “parcheggiata” per un guasto al motore. Un motore particolare, spinto dall’antimateria, che per qualche motivo diventa instabile e sprigiona delle scariche che potrebbero distruggere l’intero sistema solare.

Antenna di Ad Astra

Ovviamente il nostro protagonista, Roy McBride, viene chiamato perché c’è un importante compito da svolgere. Cercare di comunicare dalla stazione di Marte con McBride senior, perché si pensa che per qualche motivo sia ancora vivo, con il fine di localizzare la posizione della nave perduta. Eccoci qua, l’incipit del film è terminato, inizia il viaggio. Ci aspettiamo tanto, tantissime scene memorabili da vedere ma… Brad Pitt, Brad Pitt, solo e soltanto Brad Pitt. Un film fatto con lui, per lui, e solo su di lui.

Diamo un senso

Solitario, riflessivo, distrutto emotivamente, inizia questo lungo viaggio con varie tappe. Dalla Terra a Nettuno, da Nettuno alla Terra (anche se qui ci sarebbe molto da discutere su come raggiunge la nave per tornare). Non ci sono scene memorabili o meglio, più memorabili di quel famosissimo film del 2014 che parla proprio di un viaggio interstellare. Ma, tutto sommato, è un buon film se chiudiamo un occhio e mezzo. La regia c’è e anche la voglia di far vedere ma si viaggia davvero a ritmi lenti per tutto il film. La scena sulla Luna dovrebbe dare un po’ di brio anche se personalmente l’ho trovata banale e un po’ insensata. Poi, essendo sulla luna con una gravità quasi 6 volte minore di quella terrestre, anche quella scena si svolge “lentamente”. Restando sul tema gravità poi, sembra che abbiano dimenticato che su Marte non è proprio come sulla la Terra.

Brad Pitt in una scena del film Ad Astra

Forse sono un po’ troppo critico, magari c’è qualcuno che dirà che Ad Astra sia un capolavoro. Questo film lascia un po’ con l’amaro in bocca per gli appassionati del genere. La lentezza toglie un po’ di spettacolarità e nei vari dialoghi del film non c’è proprio qualcosa di memorabile, anzi c’è troppo, tanto e a volte diventa banale.


Gli attori

Per quanto riguarda l’interpretazione del nostro Brad, c’è da dire poco. Impeccabile, intenso e in alcuni momenti del film riesce a trasmettere molto bene quella malinconia del personaggio. Culmina tutto nell’incontro con il papà disperso dove il personaggio cambia e coglie qualcosa di nuovo. Qui troviamo Tommy Lee Jones, il famosissimo agente K di Man in Black, calato nei panni di un uomo che non è più nessuno se non l’ombra di se stesso, cupo e senza motivazioni. Buona interpretazione anche questa ma forse ci aspettavamo qualcosa di più dal suo personaggio. Tutto il resto è una comparsa, come Liv Taylor (Eve McBride) che manda i messaggi dalla Terra come in Armageddon o compare nei pensieri di Roy, Ruth Negga che interpreta la direttrice della struttura di Marte ed è figlia di due membri dell’equipaggio del progetto Lima.

Tommy Lee Jones in una scena del film

Colonna sonora

Il film, presentato in anteprima alla 76° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 29 agosto 2019, presenta una colonna sonora, estratta dall’album di Max Ritcher, cupa, triste, nulla di paragonabile all’epicità di altri pezzi che sono stati piazzati su film dello stesso genere.
Il brano è stato già pubblicato ed è intitolato To The Stars.

Ad Astra finiamola qui

Quello che doveva essere un film epico, spaziale nel vero senso della parola, non è stato all’altezza di come viene annunciato e anche il trailer mostrato fa capire che sia un film diverso, più spettacolare. Manca proprio questo, qualche altra situazione da aggiustare, ma il resto c’è. Ah, dimenticavo, attenzione al babbuino…


Emanuele Longo

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