Recensione Joker (2019)

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Recensione Joker (2019)

Non è semplice parlare di questo film, c’è chi lo vede come un capolavoro storico e c’è chi dice che il vero capolavoro è un altro. Il film di Todd Phillips, regista della trilogia Una notte da leoni, è stato plasmato seguendo la strada tracciata da Martin Scorsese e in effetti il Joker ha molto in comune con i suoi film Taxi Driver (1976), Toro scatenato (1980) e Re per una notte (1983). Infatti, Phillips lo cita esplicitamente come fonte di ispirazione. Nonostante l’uscita recente dei vari film legati al mondo fumettistico DC, Il film è completamente slegato dal DC Extended Universe e parla dell’evoluzione psicologica e caratteriale di un individuo ai margini della società: Arthur Fleck (Joaquin Phoenix).

Riavvolgiamo un attimo il nastro

Ci sono stati tanti film che hanno parlato già di questo personaggio. Dopo l’interpretazione magistrale del Joker da parte di Heath Ledger nel film Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, tralasciando quello legato al DC Extended Universe di Jared Leto, probabilmente tutti si sono chiesti se questa nuova trasposizione cinematografica potesse essere all’altezza. Che dire, lo è stato, eccome se lo è stato.
Un antagonista che diventa protagonista nelle scene di una lurida Gotham City del 1981, quando ancora il piccolo Bruce Wayne aveva paura dei pipistrelli e suo padre (Brett Cullen) provava a far risorgere la città tramite la sua candidatura a sindaco.

Joker scala triste

Una risata inquietante

Arthur Fleck fin dall’inizio ci viene mostrato come un uomo fallito, che subisce passivamente quello che succede attorno a lui. Infelice, depresso e affetto da un disturbo schizofrenico, riesce a trovare qualche momento felice solo con sua madre (Frances Conroy). Il classico individuo invisibile alla società che viene denigrato continuamente e che per tirare avanti è costretto a fare un lavoro squallido. Da qui parte la scalata del nostro personaggio.

Joker risata forzata

Il noto villain di Batman ha un segno caratterizzante: la risata. Ma non una risata semplice, piuttosto qualcosa di contorto, legato al disturbo psicologico del personaggio. Durante il film si percepisce il disagio, l’instabilità mentale e l’inquietudine dietro questo gioco di sensazioni opposte che vengono percepite grazie all’incredibile lavoro di Joaquin Phoenix, probabile candidato all’Oscar insieme a Brad Pitt per le sue performance in Ad Astra e Once upon a time in Hollywood di Tarantino.


L’ascesa di Joker

Tutto questo disagio culmina in una scena che da il via alla trasformazione del comico fallito e infelice Arthur Fleck al clown pluriomicida più famoso del mondo. I coprotagonisti dell’ascesa del Joker sono la ragazza di cui è invaghito (Zazie Beetz), la già citata madre Penny Fleck e il frontman Murray Franklin (Robert De Niro) che ha la solita importante presenza scenica. Tutti questi personaggi parteciperanno nel bene o nel male, dando qualcosa e togliendone molte altre, facendo spiccare ancora di più quella risata controversa e straziante.

Phoenix nel corso del film con il suo personaggio va ad avvicinarsi sempre di più al Joker che si vede nel film di Nolan, facendosi apprezzare sicuramente da chi ne era già fan. Inoltre, si mostra più sottile, crudo e scarno.

Joker trasformato

Le musiche sono state composte da Hildur Guðnadóttir, già famosa per la colonna sonora di Soldado e Chernobyl. Si tratta di una colonna sonora che simula il sopraggiungere della follia della natura di Arthur, tempestosa, molto ricca di toni bassi.

Concludiamo

Il film, già vincitore del premio Leone d’oro, assegnato a Venezia, sarà probabilmente protagonista ai prossimi Oscar, e anche se in molti criticheranno che è troppo simile a film molto originali come quelli di Scorsese, bisognerebbe calarsi in quella che è una realtà diversa dalla rappresentazione di vita reale perché il film si basa su un copione storico del personaggio e deve comunque attenersi ad un contesto e ad un qualcosa che ci appare scontato poiché tutti conosciamo la storia.


Emanuele Longo

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