L’uomo su Marte una sfida ai limiti del possibile

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L’uomo su Marte una sfida ai limiti del possibile

21 luglio 1969 ore 02:56 UTC, Neil Armstrong mette piede sulla Luna. Apollo 11 fu la missione che portò i primi uomini su un corpo celeste diverso dalla Terra. Sono passati 50 anni e sempre di più si vocifera di una possibile missione con equipaggio su Marte con l’obiettivo di verificare se è possibile installare colonie umane sul pianeta. Siamo sempre stati esploratori e ricercatori, abili a raggiungere con il tempo obiettivi inverosimili nel passato, ma ci sono diverse problematiche che rendono l’uomo su Marte una sfida ai limiti del possibile.

L'uomo su marte

Le missioni su Marte

Le prime missioni iniziarono nel lontano 1960 con dei lanci da parte del programma spaziale sovietico che si rivelarono per lo più fallimenti. L’obiettivo era avere delle immagini da poter analizzare del pianeta rosso. Obiettivo che venne centrato nel 1965 dagli USA con la sonda Mariner 4, con altri lanci precedenti falliti. Queste rivelarono che il pianeta era inattivo e inabitabile e di conseguenza ci fu una netta riduzione di interesse sulle missioni verso il pianeta. Nel 1971 la sonda Mariner 9, entrata con successo nell’orbita di Marte, fornì indizi sulla presenza di acqua sul pianeta.  Sempre nello stesso anno, i sovietici riuscirono a portare i primi manufatti terrestri sul pianeta rosso, tra cui un lander che funzionò per circa 15 secondi.

Il primo programma spaziale che riuscì ad ottenere dati importanti riguardanti Marte, fu il programma Viking della NASA. Si osservarono diverse caratteristiche del pianeta tra cui atmosfera e superficie. Tutti studi approfonditi con il Mars Global Surveyor che si rivelò essere la prima missione riuscita nel suo completo successo dopo decenni. Successivamente, negli anni, furono inviati molti rovers in diverse zone di atterraggio che diedero ulteriori dettagli, finchè nel maggio 2008, ci furono delle prove evidenti sulla presenza di acqua su Marte con una struttura simile a quella del permafrost presente sul nostro pianeta.


Marte oggi

Ma cosa sappiamo effettivamente di Marte oggi? Ha delle analogie con il nostro pianeta che lo reputano quello più abitabile di tutti gli altri presenti nel sistema solare.

  • Il giorno, o sol, è quasi uguale a quello terrestre. Dura 24 ore, 39 minuti e 35,244 secondi.
  • La superficie di Marte corrisponde quasi alla dimensione delle terre emerse sulla Terra.
  • L’inclinazione dell’asse marziano è di 25.19°, quello terrestre 23.44°.
  • C’è un ciclo stagionale come quello della Terra, ma è più lungo dato che l’anno marziano dura 1.88 volte quello terrestre.
  • Marte ha un’atmosfera con una pressione a terra pari a 0.7 volte quella della Terra. Fornisce un minimo di protezione dalle radiazioni solari e cosmiche.
  • C’è acqua.


Se da un lato ci sono questi dati positivi, le differenze con il nostro pianeta non sono piccole:

  • La gravità è circa un terzo di quella terrestre.
  • La temperatura è molto fredda e varia da -143°C a 25°C con una media di -63°.
  • C’è bassa pressione atmosferica
  • Le radiazioni solari sono circa la metà di quelle che raggiungono la Terra.
  • C’è molto diossido di carbonio e poche piante potrebbero sopravvivere.
  • Ha due satelliti naturali, Phobos e Deimos, molto più piccoli della Luna
  • Non c’è magnetosfera, quindi i venti solari sono particolarmente dannosi.

Una vita difficile

In questo stato, vivere su Marte sarebbe impossibile senza le adeguate protezioni. L’adattabilità della vita presenta delle notevoli sfide dove la difficoltà maggiore risiede nell’adattare il nostro organismo alla vita su Marte piuttosto che avere la tecnologia necessaria alla sopravvivenza. Per cominciare il viaggio dura almeno 150 giorni, fino ad un massimo di 300 e gli effetti subiti dal corpo umano durante la permanenza prolungata nello spazio sono tutt’ora ragioni di studio maniacale.

Un’altra problematica è la variazione di gravità, una durante il viaggio e l’altra sul pianeta. Non siamo fatti per subire continui passaggi gravitazionali, anzi il nostro organismo ne risentirebbe molto. Poi le radiazioni ionizzanti, che sulla Terra sono schermate naturalmente, nello spazio sono completamente incontrollabili e un viaggio di questa portata esporrebbe gli astronauti di 0.66 Sievert (danni provocati dalle radiazioni su un organismo), quando il limite massimo imposto dalla NASA è di 1 Sievert per tutta la carriera di un astronauta.

Le comunicazioni Terra-Marte devono coprire una distanza variabile tra i 56 milioni di chilometri e 100 milioni di chilometri. Nelle condizioni favorevoli, per uno scambio di messaggi, potrebbero volerci più di 20 minuti per una risposta.


Infine, il viaggio è forse la problematica più piccola, considerando di avere il necessario per sopravvivere. Il carburante necessario per fare un viaggio di andata e ritorno potrebbe essere inferiore a quello necessario al viaggio Terra-Luna, poiché si può sfruttare l’atmosfera di Marte per utilizzare meno carburante nella fase di atterraggio utilizzando degli aerofreni.

Presto ci saranno delle novità

Nonostante le difficoltà, le sfide ai limiti della scienza e tutto ciò che concerne un viaggio su Marte, resta sempre un obiettivo privilegiato dell’esplorazione spaziale. Per molti la semplice esplorazione con i rovers non basta e l’apporto umano è necessario. Perciò, è stato programmato dalla NASA un viaggio entro il 2033 e nel frattempo incombono le prime missioni che hanno come obiettivo il riportare porzioni di suolo marziano sulla Terra per la prima volta per farli analizzare attentamente in laboratorio. L’ambizione più grande che gira negli ultimi tempi è quella proposta da Elon Musk, fondatore di SpaceX, che ha annunciato l’intenzione di colonizzare Marte con un milione di persone entro 40-100 anni, parlando di un sistema di trasporto in fase di sviluppo dalla sua società in grado di portare oltre 100 astronauti sul pianeta rosso in 80 giorni.

Emanuele Longo

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